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2001-06-01 Leonardo Castellucci, Recensione del cd Bizantina
Le radici dei Bizantina si rintracciano nell'ancestrale passione di suoni-archetipo e di ritmi intesi nella loro originaria essenza, senza quella ruffiana e posticcia strumentazione che spesso interviene in operazioni dei genere, come commerciale compiacimento per orecchie abituate ad altro. Il divertimento di impugnare uno strumento e iniziare a suonare Ŕ senz'altro la prima e piu' forte pulsione che la musica di questo gruppo comunica. Ma non fermandosi al puro gusto coinvolgente e caldo, si scopre una ricerca attenta alla 'filologia dei ritmi e delle sonorita' e delle tradizioni popolari del Sud. Di quel Sud da dove presero origine il pensiero e l'idea spirituale della vita. Di quel Sud affacciato al bacino del Mediterraneo. Ma forse potremmo dire di oggi Sud della terra.
E' questa la scelta di campo dei Bizantina, espressa con un filtro musicale diretto e gioiosamente provocatorio nei modi apparentemente festosi e intriganti di tarantelle, tanghi o di carnali, eppure astratti, ritmi mediorientali. Scelta corroborata anche da omaggi a maestri dello spessore di Eugenio Bennato e Fabrizio De Andre', dei quali sono interpretati tre notissimi brani.
Ma simili referenti esigono anche un adeguato impegno testuale. Impegno che si esprime attraverso una partecipata poesia sociale, come nel caso di Prigionieri o di Passogirapasso, un'amara, attualissima denuncia il cui messaggio si condensa in questi versi: "Fa paura lo straniero e' scomparso l'operaio l finito il comunismo chi fa legge e' il bottegaio / Proteggi il tuo paese, la casina il giardinetto / Ti giri e ti rigiri e guardi tutti con sospetto."
Parole che suonano come uno sberleffo e un incitamento a risvegliarsi dal torpore in cui ci siamo rifugiati.  
Un altro progetto MAX s.o.s.