Daddy Wally: Anche il brano Si Mmo è su un testo tradizionale?
Michaela: No: in questo caso sulla musica che ha scritto il bassista, Michelangelo
Zorzit, ispirata alla tradizione della canzone napoletana, abbiamo adattato
il testo di una nostra amica, Marianna Orlando, che spesso ha fatto da consulente
per quanto riguarda il dialetto partenopeo. E’ il lamento di una donna che
aspetta sulla spiaggia il proprio uomo partito per mare, sapendo che il mare
non glielo restituirà.
Papa Leo: L’argomento è tipicamente capoverdiano!
Michaela: Hai perfettamente ragione, lo spirito del testo è proprio quello
di chi vive ai margini dell’Oceano, un po’ capoverdiano, un po’ portoghese…
anche un po’ da saudade!
Daddy Wally: A proposito del brano Fimmina Tu, potreste parlarci
dei vari ospiti che hanno partecipato alla realizzazione?
Mauro: Il cantante che affianca Michaela è Cesare Mariotti, un mio compaesano
di Termoli, amico d’infanzia con cui ho suonato molti anni; attualmente suona
rock, ma ha prestato volentieri la sua voce per questo brano.
Daddy Wally: Con ottimi risultati, direi.
Michaela: Sono completamente d’accordo. Al violoncello abbiamo invece Suna
Choi, una ragazza Coreana, mentre al pianoforte c’è Emiliano Benassai, che
nel disco suona anche in Si Mmo ed è il nostro attuale fisarmonicista.
Curando la partitura degli archi e l’intero arrangiamento, ci ha permesso
di realizzare in questo brano una miscela molto fantasiosa tra la semplicità
della melodia, e la ricchezza delle sonorità “classiche” .
Daddy Wally: Mentre la traccia fantasma che conclude il disco?
Rocco: E’ mia madre, che ho registrato quando è venuta a trovarmi a Natale
2003, mentre cantava uno stornello salentino. Se ne era completamente dimenticata;
quando le ho portato il CD in Puglia, è andata subito in paese a farlo ascoltare!
Daddy Wally: Anche il brano Sacara contiene ricordi del Salento?
Rocco: Sì, il titolo Sacara (ca se sturtia), significa “il serpente
che si attorciglia”. E’ l’immagine di un sud in cui il sole d’estate si fa
sentire in maniera pesante. L’immagine si collega anche al tarantismo, che
è un filone non soltanto legato al ragno, alla tarantola, appunto, ma anche
al serpente. Visto che il programma si chiama Mama Africa, mi
piacerebbe sottolineare anche come l’immagine evochi comunque scenari che
travalicano i confini del Salento, guardando alla sponda opposta del mediterraneo,
come pure le sonorità e l’arrangiamento fortemente percussivo del brano.