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2003-01-01 Luca Ferrari, Guida alla musica popolare in Italia

- Mediamente, quanti concerti suonate nell'arco di un anno?
Una trentina

- In quali contesti suonate prevalentemente?
Suoniamo molto nelle piazze, all'interno di feste e festival. Abbiamo suonato molto anche nei teatri scegliendo un repetorio un po' più pacato.

- Come considerate l'attuale sorta di "revival" delle musiche della tradizione (popolari, etniche…) che sta interessando il nostro paese?
Il "REVIVAL" delle musiche della tradizione è, secondo noi, molto positivo. Si muove ancora su canali alternativi e secondari, ma può darsi che sia meglio così. Un aspetto che continua a stupirci e a coinvolgerci è la trasversalità generazionale e socio-culturale: ai nostri concerti vediamo ballare bambini piccolissimi e ultraottantenni, turisti giapponesi insieme a giovani maghrebini.

- Credete esista un rapporto fra le musiche "popolari" suonate oggi e la gente, i territori, il vivere quotidiano?
Noi siamo tutti residenti a Firenze, ma per lo più suoniamo una musica che affonda le sue radici in culture che non coincidono perfettamente con la nostre; anche chi tra di noi ha origini meridionali è passato attraverso esperienze muisicali anche molto distanti dalla musica dei Bizantina. Per questo motivo, riproporre una tradizione in modo filologico ci è sempre parso fuori luogo, non perché non riteniamo artisticamente valida un'operazione di questo tipo, ma perché crediamo di non essere le persone più adatte a compierla. Per chi come noi vive nel contesto culturale di una grande città, l'unica strada percorribile è quindi quella della contaminazione, nonostante questa venga accolta con una certa diffidenza in alcune zone del Sud Italia: ma a nostro parere ciò non implica una antagonismo con l'atteggiamento filologico, ma piuttosto complementarità. Contaminare significa per noi vivificare, attualizzare, modellare la tradizione sulla base del proprio sentire, che sarà necessariamente diverso da quello di un contadino di un secolo fa. Pensiamo alla tradizione musicale di alcuni paesi latino-americani: vengono usate scale che la musica spagnola aveva mutuato da quella araba nel medioevo e successivamente esportato nelle sue colonie. Quelle scale e quelle melodie si fondono in alcuni casi con elementi ritmici appartenenti alla tradizione nera, importata dall'Africa, oppure derivanti dalla tradizione andina: quindi le tradizioni di quattro continenti diversi risultano coagulate in una cultura musicale nuova, dotata di una sua specifica fisionomia e tuttora carica di grandissima vitalità.
L'importante è che questa operazione id contaminazione venga fatta con coscienza, non come semplice giustapposizione di elementi eterogenei, ma puntando quanto più possibile a una sintesi di linguaggi diversi.

- Ritenete che queste musiche debbano necessariamente averlo?
Pensiamo si importante mantenere un legame stretto con quelle emozioni, contraddizioni e difficoltà del vivere quotidiano con cui l'arte popolare si è sempre confrontata, mettendo in evidenza quanto molti dei messaggi veicolati dai testi e dalla musica popolare mantengano intatta la propria attualità.

- È conciliabile, secondo voi, l'"attrazione fatale" verso il localismo (quale urgenza di riappropriarsi della propria storia, della cultura, dell'identità), espressa dichiaratamente da certa proposizione di musiche tradizionali, e le prospettive "globalistiche, "multiculturali" di quest'epoca che, giustificando la ragion d'essere della cosiddetta "world music", riducono spesso la musica null'altro che a un "nonluogo" nel mare magnum del Mercato?
Discutiamo spesso su questo punto all'interno del gruppo: alcuni di noi, che hanno un contatto più diretto con la tradizione, avvertono questa attrazione con maggior forza, mentre altri pensano più ad una musica di un'etnia immaginaria (non certo un "non luogo"). Dopo lunghe negoziazioni e confronti, a volte anche duri, abbiamo costruito una cornice all'interno della quale convivono le varie anime che compongono il gruppo convivono, cercando non solo di influenzarsi, ma anche di valorizzarsi reciprocamente.

 

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Un altro progetto MAX s.o.s.