Associazione Culturale Bizantina
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Il palco in mezzo a un bosco, alberi alti tutt'intorno. Il pubblico quello di un dopocena in pineta: signore, qualche bambino, ragazzi. Salgono sul palco, agli Horti Leonini di San Quirico, per un concerto al festival della Val d'Oncia, un gran contenitore di idee di spettacolo disseminate per i giorni e le colline.
Si chiamano Bizantina, loro. Iniziano a suonare. E quello che senti non musica, ma il Sud. Senti le voci dei suk d'Arabia, le reti dei pescatori di Sciacca, un mercato di Napoli, i briganti dell'Aspromonte, la faccia scavata nella pietra di Eduardo. E' difficile dire come fanno, ma lo fanno.
E quel bosco, intorno, diventa una foresta dionisiaca: un ragazzo comincia a ballare, ed come un'estasi, manovrato dalla musica come dei fili invisibili, si avvol e su di s come in un Sabba o come nei riti dei dervisci del aghreb. Altri si uniscono, girano e ballano, ballano e girano, loro, sul palco, suonano una musica che balla e che gira. Il Sud.
Le percussioni odorano di piazza e di polvere, la voce della donna vestita di nero quella di un muezzin, la voce di quella vestita di arancio il flauto di un incantatore di serpenti, la terza suona il sax meglio di Marsalis. E suona il Circo e l'Arabia, corre su scale labirintiche, poi ritrova ordine, linee rette quasi rock, poi rimescola di nuovo tutto ed evoca, con sincopi spezzate, le corse convulse dei briganti.
Ti chiedi: di dove saranno? E scopri che non vengono da Agrigento o da Sanluri, ma da Firenze.